Martinica: scopriamo una fetta di paradiso

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La Martinica è una delle più caratteristiche isole delle Antille, chiamata anche isola dei fiori per la sua rigogliosa vegetazione. Può essere visitata in qualsiasi periodo, in quanto la vicinanza all’Equatore le regala un clima caldo tutto l’anno.
L’isola, di origine vulcanica, è montuosa, dominata dal vulcano Pelée (1350m), tuttora attivo.

Nonostante il territorio poco esteso, l’isola presenta aspetti ben distinti: a sud prevalgono l’occidentalizzazione, la tecnologia, in un certo modo anche la Francia; salendo verso il centro alle città moderne si mescolano realtà rurali dove resiste una Martinica indifferente alla tradizione francese e alla modernizzazione.

Più a nord, invece, domina assoluta la natura, con le foreste incontaminate, formate da felci giganti, banani, bambù, manghi e i grandi giardini naturali che attorniano le strade.

La capitale è Fort de France, la città più grande e cosmopolita delle Antille Francesi, circondata da uno splendido paesaggio naturale. Saint-Pierre è invece la vecchia capitale, un tempo definita “la piccola Parigi delle Antille”. Quando fu ricostruita dopo l’eruzione vulcanica del 1902, vennero rispettati in pieno i vecchi parametri, e non a caso ancora oggi Saint-Pierre mantiene un’atmosfera da fine ‘800.

Le spiagge di Les Salines, a sud dell’isola, sono considerate la migliore località balneare della Martinica. Il clima arido di questa zona fa sì che sia spesso soleggiata, anche quando altre parti dell’isola non lo sono.

Breve storia della Martinica
Fino all’arrivo di Cristoforo Colombo, la Martinica era abitata dagli Indiani Caribe. Solo trent’anni dopo i francesi decisero di sbarcarvi, nel 1635 costruirono un fortino e fondarono un insediamento, che fu la base per la nascita della prima capitale dell’isola, Saint-Pierre, dal nome del primo conquistatore francese Pierre Belain d’Esnambuc.
L’anno successivo il sovrano francese Luigi XIII approvò una legge che permetteva l’uso degli schiavi nelle Antille francesi. In pochi anni i colonizzatori si impadronirono velocemente del territorio e, durante l’abbattimento delle foreste, per far posto alle piantagioni di zucchero, ebbero non pochi scontri con le popolazioni caraibiche. Ben presto questi scontri si trasformarono in una vera e propria guerra che si concluse solo nel 1660, e vide gli indigeni sopravvissuti costretti a lasciare l’isola.
Tra il 1794 e il 1815 l’isola venne invasa dagli inglesi e, grazie all’aumento delle esportazioni di zucchero, conobbe un momento di prosperità economica. L’occupazione inglese permise tra l’altro alla Martinica di evitare le influenze più negative della Rivoluzione Francese, allontanando così il pericolo di tumulti e spargimento di sangue.
Gli Inglesi, nel 1815, restituirono l’isola alla Francia nel momento in cui l’impero francese stava nuovamente entrando in un periodo di stabilità. Quando i prezzi dello zucchero crollarono, a causa dell’introduzione della barbabietola nella Francia continentale, i latifondisti perdettero gran parte del loro potere. Victor Schoelcher, ministro francese dei possedimenti oltreoceano, fece firmare al governo il Proclama di Emancipazione nel 1848, ponendo fine alla schiavitù nelle Antille francesi. Nel 1902 il Mont Pelée, (vulcano tuttora attivo) distrusse Saint-Pierre e dei suoi 30.000 abitanti se ne salvò solo uno, un detenuto rinchiuso in prigione. Saint-Pierre era considerata la città più evoluta delle Antille e più avanti venne ricostruita. La capitale da allora fu spostata a Fort de France e vi rimase definitivamente.
Nel 1946 la Martinica diventa uno dei dipartimenti d’oltreoceano della Francia e nel 1974 viene trasformata in una vera e propria regione francese insieme a Guadalupa.

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