Agadir suggestiva meta d’Africa

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Pare che le radici di Agadir affondino in un passato remotissimo, addirittura al periodo cartaginese, ma è nel 1505 che questo piccolo villaggio entra nella storia ed il primo nucleo urbano viene fondato dal portoghese Jòao Lopes de Sequiera, che costruisce la fortezza di Santa Cruz del Cap de Gué. Dopo pochi anni Mohamed Echeikh el Mehdi, fondatore della dinastia saadienne, se ne impossessa, ed Agadir sotto il suo dominio conosce l’epoca d’oro: diventa un importante centro di scambi, e nel suo porto giungono ogni giorno velieri carichi di canna da zucchero, datteri, cera, olii, spezie, oro.

La crescita viene drasticamente arrestata dal terribile terremoto del 1960, ma la determinazione del suo popolo e del Re del Marocco Mohamed V fanno sì che dalla distruzione Agadir rinasca splendida. Per questo la sua concezione odierna è assolutamente moderna. Nel giro di pochi anni Agadir è diventata una delle più importanti e belle stazioni balneari di tutto il Marocco, con una decina di chilometri di spiaggia di sabbia fine e dorata ed una serie di strutture alberghiere che ospitano ogni anno moltissimi turisti. Durante l’inverno la temperatura è mite, e solo in estate si può in qualche modo essere disturbati dalla caratteristica nebbia che si forma sulla città, tutto sommato alquanto curiosa. Nella città si possono visitare le rovine della Kasbah, il quartiere Founti, risparmiate dal terremoto, ed i giardini all’interno dei quali sorgono edifici scultorei, la moschea e tante altre costruzioni imponenti ed ultramoderne, come il tribunale o la scuola. Ancora oggi il porto è molto vivace: è il più importante di tutto il Marocco, ed è fra i più rinomati al mondo per la pesca delle sardine. Dai pescherecci vengono scaricati quotidianamente anche aragoste, branzini, cefali, gamberi e tonni, pronti per essere gustati nelle trattorie del porto cucinati secondo la tradizione marocchina. Oltre alla spiagga, con la possibilità di affrontare le onde col surf, di inabissarsi nelle profondità marine ad osservare flora e fauna, anche l’entroterra di Agadir odoroso di tamarici, ginepri bianchi ed eucalipti, mostra aspetti assai interessanti. Ad esempio la piana di Souss, fertile zona dove crescono aranci, banani e olivi. Dopo aver attraversato l’uadi Souss e la foresta d’Ademine, la strada si biforca in tre direzioni: verso Taroudannt, soprannominata la piccola Marrakech, e simile per i bastioni di argilla, i giardini profumati, i souk, ed i vicoli tortuosi che conducono alla piazza Assarag, punto d’incontro dei suoi abitanti, i Roudanis; verso Tiznit, dove la popolazione indossa ancora il costume tradizionale e nel cui centro maestri orafi creano sull’esempio dei gioielli berberi, collane, anelli, spille e diademi; infine verso Tafraoute, incastonata fra le montagne di granito rosa che creano un anfiteatro naturale. A dodici chilometri da Agadir, a nord-ovest, sulla strada che conduce a Imouzzer, si trova Ida Ou Tanane, paese nel quale abitano tribù berbere. Gli “uomini blu”, altro popolo del Marocco, entrato quasi nella leggenda, si incontrano ogni sabato all’alba a Guelmin, nel più grande mercato di cammelli del Paese. Ad Agadir risulta molto facile riposare e divertirsi, approfittando del mare, del sole caldo e della lunghissima spiaggia, ma è altrettanto possibile cercare un contatto col passato, conoscere le tradizioni di popoli millenari in uno scenario spettacolare.

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